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Intervista con Massimo Padovan

Abbiamo intervistato per voi l’emergente artista Massimo Giacomo Olmo Padovan, autore di alcune delle più eclatanti avanguardie dell’ultimo decennio. Lo abbiamo interrogato in merito ai suoi gusti, alle sue aspirazioni, al mondo che lo circonda.

– Signor Padovan, ci dica, come nasce la sua arte?

Le mie sculture, come le conoscete ora, nascono quasi casualmente. Stavo cercando la carcassa inerte del mio cane Alvin all’interno della discarica in cui mio padre lo aveva crudelmente abbandonato e mi ritrovai circondato da un caos metallico all’interno del quale tutto acquisiva finalmente un senso.

– Ritrovò il suo cane?

Non aveva più importanza. In quel momento sembrò che tutti i miei precedenti dipinti assumessero tre dimensioni, concretizzando la loro componente tattile, che da allora diventò per me essenziale.

– Cosa vede nel futuro delle sue opere?

Leghe, ossidi e vernici. Una mistura e una contaminazione di generi e materiali. Un essenziale che pullula di molteplicità. Un qualcosa che non possa essere nient’altro che se stesso, ma che abbia al contempo una sfera comunicativa senza eguali.

– Come giudica l’evoluzione dell’arte contemporanea?

Sta migliorando. Abbiamo avuto un periodo di stallo negli scorsi anni, ma finalmente anche la critica sta imparando a riconoscere le belle menti. Mi auguro che i futuri artisti non mi deludano.

– Proseguono bene le sue esposizioni in giro per la nostra penisola?

Benissimo! Una delle mie opere più care si troverà a Padova tra qualche giorno. Non potrei esserne più orgoglioso.