Intervista all’artista Domenico Rogeo

Si tiene a Roma in questi giorni e fino al 28 marzo prossimo, presso gli spazi della Stazione Tiburtina, la mostra di arte contemporanea OSMOSIS, realizzata dagli studenti della terza edizione del LUISS Master of Art. Obiettivo dell’esposizione è fotografare attraverso l’arte un istante della realtà e in particolare il clima di incertezza generato dalla crisi economica.
La collocazione all’interno della stazione Tiburtina non è un caso, ma una scelta ben precisa. La stazione ricopre infatti il ruolo di una grande piazza, un crocevia di spostamenti, uno spazio pubblico d’incontro in cui trascorrere del tempo e godere di uno sguardo sull’arte.

Domenico Romeo, uno degli artisti che hanno preso parte all’evento, ha presentato per l’occasione la nuova opera “Selezione Innaturale”.

IMG_9033A (Large)Fotografia di Claudia Grasso

Parliamo di Osmosis. Cosa ti attrae di questo progetto e come hai reagito all’invito ad esporti su un tema tanto contemporaneo quanto delicato?
Sin da subito ho trovato interessante il luogo, non-luogo, in cui si sarebbe tenuta la collettiva, ovvero la Stazione Tiburtina. È insolito esporre in una stazione, in cui la maggior parte dei visitatori capita per caso. In quanto luogo di passaggio, la possiamo metaforicamente paragonare al momento che stiamo vivendo: una breve attesa prima di salire su un treno che ci porta lontano, un’ultima veloce tappa prima del cambiamento. Il tema mi ha dato modo di meditare su ciò che sta realmente accadendo all’umanità oggi, a quanto sia importante questo momento per noi, tanto simile ad altri periodi storici ma al contempo immensamente diverso e unico.

La mostra parla del clima di incertezza generato dalla crisi. Quanto questo influisce sulla vita di un giovane artista?
Un artista si esprime creando e fotografa una porzione di realtà traducendola nella sua lingua. A mio modestissimo parere la migliore arte è quella prodotta in momenti di grandi cambiamenti, momenti di incertezza, momenti di crisi economica. Penso alle avanguardie artistiche dei primi del ’900, al Futurismo che considero l’avanguardia più rivoluzionaria. Hanno prodotto un’arte diversa, nuova, unica e assolutamente figlia del proprio tempo, in mezzo a guerre mondiali e ribaltamenti di ogni genere. Quindi ritengo che l’incertezza del nostro tempo fornisce ai giovani artisti nuovi spunti di riflessione. In momenti di crisi è l’arte a farsi via di fuga dall’atroce realtà, i giovani, artisti e non, lo sanno bene e stanno già correndo veloce!

IMG_8942A (Large)Fotografia di Claudia Grasso

Il prof. Achille Bonito Oliva, responsabile scientifico del LUISS Master of Art, ha detto che “i giovani artisti sentono il bisogno di un dialogo e non di un solitario monologo. Vogliono privilegiare il pubblico in transito”. Sei d’accordo? E quanto è diverso esporre in una stazione piuttosto che in una galleria?
Ogni uomo ha bisogno di comunicare, di instaurare un dialogo. Così anche gli artisti. Persino io che ho deciso di comunicare la necessità di non essere “letto”, quindi di non comunicare. Personalmente non mi cambia molto esporre in galleria o in stazione, ogni lavoro ha una dose di concetti più o meno alti che mi riguardano e che voglio rendere pubblici. L’importante è non sottovalutare mai un lavoro che sia museale o nel bar dell’amico.

Parliamo dell’opera che hai esposto per Osmosis: “Selezione Innaturale”. Perchè questo titolo e cosa vuoi trasmettere con l’opera?
La selezione naturale teorizzata da Charles Darwin nel suo libro “L’origine della specie” introduce il concetto di lotta per l’esistenza in cui organismi che presentano caratteristiche vantaggiose in date condizioni ambientali sono destinati a sopravvivere a scapito di altri. In altre parole, è l’ambiente a selezionare le mutazioni secondo il criterio di vantaggiosità. La “Selezione Innaturale”, ciò che sta avvenendo oggi, è invece un processo generato dall’uomo che detiene il potere economico a scapito di chi questo potere lo subisce. La selezione non è imposta da un ambiente circostante ma dall’uomo.
Io ho voluto fotografare questo processo innaturale rappresentando un uccellino che si conquista la sua porzione di ricchezza quotidiana non sapendo di essere preda di un volatile enorme e senza volto. Invisibile ma spaventoso. Metafora della crisi informe alla quale non si riesce a dare un nome, né un volto.
A livello compositivo il punto focale dell’opera è l’oro, esattamente al centro geometrico del campo intorno al quale ruota tutto.
L’opera però ha anche un risvolto intimo e personale riferibile a ciascun individuo. Abbiamo tutti una crisi interiore da superare, una dose di ricchezza quotidiana da ingurgitare per soddisfare la nostra anima e un mostro senza volto da abbattere.

La tua arte è davvero molto particolare. Qualcuno la definisce “callifigurativa”. Puoi spiegarci meglio in cosa consiste?
Ho riscritto le lettere dell’alfabeto creando un mio modo di comunicare. Talvolta queste lettere escono dalle righe e compongono figure a completare il concetto che voglio esprimere. Da lì il termine callifigurativo. Il contenuto delle frasi che scrivo si rivolge a me. Sono appunti che conservo per il futuro, per quando tornerò a leggerli.

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